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EUTANASIA
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andré




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italy
MessaggioInviato: Ven Mar 14, 00:21:53    Oggetto:  EUTANASIA
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Cosa ne pensate di questo difficile argomento?


Sono stralci presi da:
SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
DICHIARAZIONE SULL'EUTANASIA
………………
Ora, è necessario ribadire con tutta fermezza che niente e nessuno può autorizzare l’uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o adulto, vecchio, ammalato incurabile o agonizzante. Nessuno, inoltre, può richiedere questo gesto omicida per se stesso o per un altro affidato alla sua responsabilità, né può acconsentirvi esplicitamente o implicitamente. Nessuna autorità può legittimamente imporlo né permetterlo. Si tratta, infatti, di una violazione della legge divina, di una offesa alla dignità della persona umana, di un crimine contro la vita, di un attentato contro l’umanità.
…………………………..
Le suppliche dei malati molto gravi, che talvolta invocano la morte, non devono essere intese come espressione di una vera volontà di eutanasia; esse infatti sono quasi sempre richieste angosciate di aiuto e di affetto.
……………………….
Secondo la dottrina cristiana, però, il dolore, soprattutto quello degli ultimi momenti di vita, assume un significato particolare nel piano salvifico di Dio; è infatti una partecipazione alla Passione di Cristo ed è unione al sacrificio redentore, che Egli ha offerto in ossequio alla volontà del Padre. Non deve dunque meravigliare se alcuni cristiani desiderano moderare l’uso degli analgesici, per accettare volontariamente almeno una parte delle loro sofferenze e associarsi così in maniera cosciente alle sofferenze di Cristo crocifisso (cf. Mt 27,34).
………………….
Gli analgesici che producono negli ammalati la perdita della coscienza, meritano invece una particolare considerazione. È molto importante, infatti, che gli uomini non solo possano soddisfare ai loro doveri morali e alle loro obbligazioni familiari, ma anche e soprattutto che possano prepararsi con piena coscienza all’incontro con il Cristo. Perciò Pio XII ammonisce che “non è lecito privare il moribondo della coscienza di sé senza grave motivo” (Pio XII, Allocutio, die 24 febr. 1957: AAS 49 [1957] 145; cf. Pio XII, Allocutio, die 9 sept. 1958: AAS 50 [1958] 694).
……………….
Per facilitare l’applicazione di questi principii generali si possono aggiungere le seguenti precisazioni:
- In mancanza di altri rimedi, è lecito ricorrere, con il consenso dell’ammalato, ai mezzi messi a disposizione dalla medicina più avanzata, anche se sono ancora allo stadio sperimentale e non sono esenti da qualche rischio. Accettandoli, l’ammalato potrà anche dare esempio di generosità per il bene dell’umanità.
- È anche lecito interrompere l’applicazione di tali mezzi, quando i risultati deludono le speranze riposte in essi. Ma nel prendere una decisione del genere, si dovrà tener conto del giusto desiderio dell’ammalato e dei suoi familiari, nonché del parere di medici veramente competenti; costoro potranno senza dubbio giudicare meglio di ogni altro se l’investimento di strumenti e di personale è sproporzionato ai risultati prevedibili e se le tecniche messe in opera impongono al paziente sofferenze e disagi maggiori dei benefici che se ne possono trarre.
- È sempre lecito accontentarsi dei mezzi normali che la medicina può offrire. Non si può, quindi, imporre a nessuno l’obbligo di ricorrere ad un tipo di cura che, per quanto già in uso, tuttavia non è ancora esente da pericoli o è troppo oneroso. Il suo rifiuto non equivale al suicidio: significa piuttosto o semplice accettazione della condizione umana, o desiderio di evitare la messa in opera di un dispositivo medico sproporzionato ai risultati che si potrebbero sperare, oppure volontà di non imporre oneri troppo gravi alla famiglia o alla collettività.
- Nell’imminenza di una morte inevitabile nonostante i mezzi usati, è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all’ammalato in simili casi. Perciò il medico non ha motivo di angustiarsi, quasi che non avesse prestato assistenza ad una persona in pericolo.
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MessaggioInviato: Ven Mar 14, 00:21:53    Oggetto: Adv






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Harlock




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MessaggioInviato: Dom Mar 16, 22:29:37    Oggetto:  
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E' un tema molto delicato Andrè.

L'unica cosa che non capisco è perché il dolore debba sempre essere al centro di qualsiasi argomentazione legata a Dio. Sembra quasi che Dio goda nel vederci soffrire, al punto di dire che esso è fondamentale per il piano salvifico...

Tuttavia è abbastanza semplice parlare "an passant".... certe cose bisogna viverle, anche se in questo caso sarebbe preferibile il contrario.

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andré




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MessaggioInviato: Dom Mar 16, 23:22:38    Oggetto:  
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Ma è proprio questa infatti la visione che ha il cattolicesimo.
Interpreta la Passiione di Cristo come una condivisione dolorosa che si debba fare.
Ne consegue una sorta di sado-masochismo religioso, dimostrato dall' enfasi in cui una certa mistica basata sul dolore esaltata dal martirio di Santi: esempio nel medioevo l'autoflagellazione ,ecc.
Se la vita terrena viene vista come mortificazione e come contrappasso per un al di là (più provo dolore quì e più vengo n retribuito nell' al di là , si capisce il motivo per cui il cattolicesimo non vuole togliere la miseria e la povertà, bensì fa solo assistenza.

Bisognerebbe capire da dove e quando nasce questa interpretazione che ha a che fare con un certo misticismo. Non penso nei primi albori del cristianesimo, qualche Padre della Chiesa, qualche papa e qualche concilio deve aver sancito come dogma interpretativo.
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Diego




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MessaggioInviato: Mar Mar 18, 18:30:34    Oggetto:  
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Le origini saranno sicuramente multiforme ed in occidente comunque penso che derivino dall'unione di diverse concezioni religiose che si sono unite con le credenze dei popoli europei convertiti al cristianesimo con il peggioramento durante il medioevo europeo.
La causa secondo me è più religiosa che altro in quanto i fattori economico-sociali rendono le aberrazioni (secondo il mio punto di vista ovviamente) della forma mentis ebraico-musulmano-cattolico unici in quanto in altre parti del pianeta non sono presenti.
Se ci fate il caso la mortificazione della persona è maggiormente presente dove la religione assume la forma di organo di potere, e quindi di controllo. Laddove invece la presenza di un'organizzazione strutturata è quasi assente allora il discorso fideistico ha meno impatto sul controllo delle masse.
Comprendo bene l'intenzione di "una regola sbagliata meglio di nessuna regola" che ha mosso gli autori dei vari testi della bibbia o del corano o del talmud in quanto ai tempi la gente era imbecille come oggi ma l'ignoranza era quella vera e sfociava in una superstizione quasi animalesca. Il medioevo europeo è la pagina più triste della nostra storia laddove Roma era la luce che permetteva la continuazione in un certo qual modo della cultura ellenistica.
Costantino ha sicuramente una buona dose di colpa così come la cecità dei suoi predecessori che, invece di incorporare le nuove credenze cristiane senza colpo ferire, hanno trasformato il movimento in setta e poi in chiesa (le chiese sono sette legalizzate e moralmente accettate dalla nostra società).
In quest'anno ho visto diverse persone più o meno vicine morire soffrendo. Ho pregato per una rapida morte e lo stesso chiederei per me.
Esiste una cosa che dovrebbe essere alla base di tutto ed è quella di poter scegliere.
Se sono credente allora lasciatemi soffrire 10 anni con un tubo in gola nel mio letto paralizzato, altrimenti eseguite le mie volontà.
Ricordiamoci che un malato per lo Stato è solo un costo sia diretto che indiretto (i parenti nel dolore sono meno produttivi).
Ma chi deve eseguire l'eutanasia?....[continua]
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andré




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MessaggioInviato: Mar Mar 18, 23:26:15    Oggetto:  
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Sto facendo ricerche e in effetti soprattutto le religioni legano il dolore a Dio, alla disobbedienza nella Genesi. Praticamente l' interpretazione del dolore è trasversale all'Islam, Ebraismo e Cristianesimo.
Il Libro di Giobbe nella Bibbia è la chiave di lettura nell'antichità, perchè c'è qualcosa che lo lega sia alla cultura sumerica che egizia, ma devo ancora approfondire delle tracce.
Il Cattolicesimo nello specifico lega il dolore e la sopportazione del destino alla Croce, alla Passione di Cristo e ne dà una determinata interpretazione.
Il problema culturale è che questa interpretazione genera passività, subordinazione.

Ci sono allora tre dinamiche storiche che si correlano, una antichissima sul concetto di male e di dolore, che non è ancora dogmatica.
Una sulle interpretazioni diciamo teologiche e dogmatiche, ad esempio il suicidio nel Cattolicesimo,fu condannato circa dal 500 dopo Cristo, quindi la vita è proprietà di Dio.
La terza è socio culturale, le religioni con questa interpretazione, contribuiscono all'assopimento delle masse.
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Diego




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MessaggioInviato: Mer Mar 19, 15:26:53    Oggetto:  
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[continuo]
Ci potrebbero essere dei medici che si rifiutano di eseguire l'eutanasia. Liberissimi e nel loro diritto. Ce ne sono anche altri che però dovrebbero essere lasciati nelle condizioni di poterti aiutare.
A livello religioso è un grosso problema ma che io non sento minimamente. Sono più coinvolto nei risvolti che una vera legge sull'eutanasia e sull'eugenetica dovrebbe avere senza che presti il fianco a interessi di corporazioni e multinazionali, ovvero le nuove chiese del terzo millennio.
Avendo, come tutti noi d'altronde, un background cattolico posso provare a ragionare solo sul cattolicesimo e trovo che in effetti il discorso delle condivisione della passione di Cristo potrebbe stare in qualche modo in piedi ma ritengo solo a prima vista.
Tutti i dogmi del cattolicesimo cadono secondo me davanti a questa evidenza che chi è padre o madre comprenderà bene, nel cuore: ma voi vorreste mai veder vostro figlio soffrire, agonizzante su un letto, o sofferente in generale? non cerchereste di fare anche l'impossibile almeno per alleviare il suo dolore? che genitore sareste se lasciaste il vostro cucciolo (anche quando ha 70 anni, è pur sempre vostro figlio) in preda di un'Universo ostile e selvaggio che non si cura di niente e di nessuno, che crea e distrugge mondi e galassie (e forse anche se stesso) senza alcuno scopo se non quello di adempiere a se stesso?
Da quando sono padre e sono tornato dal Myanmar ho perso la fede. Non posso concepire che un genitori abbandoni il proprio figlio nel dolore e nella miseria.
Come diceva qualcuno, se Dio non esistesse ci farebbe forse una figura migliore.
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MessaggioInviato: Gio Mar 20, 08:46:44    Oggetto:  
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Manco a farlo per caso, sto studiando il libro di Giobbe....

Che dire, è vero che è legato al dolore, e tirando una conclusione frettolosa, sembra che esso derivi da una "scommessa" tra Dio e Satana (in questo caso non il diavolo, ma un generico "Satan" ovvero oppositore).

E' da notare che il vero dramma di Giobbe non è tanto il dolore in se, ma la "ricompensa".

Secondo la mentalità ebraica infatti, se uno è giusto e retto avrà benedizioni e ricchezze in questa vita (ancora non c'era pienamente la credenza nell'aldilà in quel popolo), viceversa una serie variopinta di sfighe.

Ed è proprio questo il dramma per Giobbe, lui che si ritiene giusto tra i giusti, quello di non capire cio' che gli accade...

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MessaggioInviato: Gio Mar 20, 14:57:13    Oggetto:  
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E' vero anche che Giobbe, se è mai esistito, lo ha fatto alcune migliaia di anni fa. Noi oggi non è che siamo tanto meglio (forse peggio) ma ignoranti come un tempo no di sicuro.
C'è "più gusto" ed è più intrigante invece avanzare l'ipotesi che alcune forme di vita che si sono sviluppate nell'Universo abbiamo in dotazione degli strumenti ad uso antenna (cervello) che gli permettono di "captare" un insita natura della realtà stessa. ci sono diverse ipotesi in giro ed è da parecchio che se ne discute. Dico solo che se pensiamo alla nostra coscienza e volontà come un "estratto" di un substrato che permea l'universo stesso e che forse ne costituisce la parte vivente (vita in senso molto ampio) allora è possibile forse anche il percorso inverso, un percorso di "coerenza" (termine preso in prestito dalla fisica) come il far convergere i fotoni in un laser.
Allora la "bontà" di tanti riempirebbe, goccia dopo goccia, una sorta di serbatoio che ad un certo punto e per dinamiche aldilà della nostra comprensione "genererebbe" (cfr. generato e non creato) l'avatar. Che sia Gesù Cristo, il Buddha, Sai Baba o altri allora non sarebbe la manifestazione di un divino soprannaturale ma di una forza sovrumana oltre la nostra comprensione ma legata a leggi fisiche forse per noi per sempre inconoscibili.
Il discorso meriterebbe una maggiore analisi ma sono sicuro che la coscienza di ciò ci avvicinerebbe consapevoli che la vita è una sola, va vissuta con onore e dignità, e che il seme che gettiamo con il nostro bene ci rende migliori.
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MessaggioInviato: Gio Mar 20, 18:16:52    Oggetto:  
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Sembra che il Libro di Giobbe abbia più antiche ascendenze, un uomo "giusto" sia negli scritti sumerici che egizi .
In effetti il demonio scommette con Dio su Giobbe che era uomo e probo.
Il demonio gli fa capitare un'innumerevole quantità di eventi, morti e malattie, affinchè la fiducia di Giobbe verso Dio vacilli.
La bellezza del racconto, ritenuto un piccolo capolavoro di letteratura è che Giobbe si chiede il motivo di tanta jella e chiede a Dio del perchè proprio a lui .
Gli amici tenteranno di consolarlo e lui risponderà che sono inutili i loro tentativi, la moglie gli dirà una frase chiave: " Rinnega e Dio e liberati". Giobbe non lo farà. Si intuisce che non c'è una razionalità dell'aver fiducia ancora in Dio.

E' un racconto molto umano e simbolico, dove il dolore e il male della Terra non sono razionalizzabili.
All'estremo del dolore ,ritornando ad un moribondo o c'è l'abbandono o la liberazione.
Alla fine anche il corpo smette di combattere perchè la sua mente è "sfinita".

Il Libro di Giobbe ha la sua continuazione nella Croce della Passione, quando Gesù dice"Padre mio perchè mi hai abbandonato?"

Il cattolicesimo sembra, ma anche l'ebraismo e l'Islam, quindi i monoteismi, che il dolore debba essere accettato sia come peccato originale, sia per i l"disegno divino" inesplicabile che Dio dirà allo stesso Giobbe, un qualcosa(vado a memoria) del tipo non puoi capire e dicendo " dove eri quando io creavo il mondo?".

Ci sono concetti forti e fondamentali: il destino, il dolore , la finitezza della vita corporea,il male.

Il cattolicesimo ha dato al simbolo della Croce una sua interpretazione intesa come similarietà della Passione di Cristo, cioè l'uomo deve patire: e quì personalmente ho dei dubbi.
E'questa interpretazione che vorrei approfondire, perchè è altrettanto vero che i Padri della Chiesa, non erano tutti sulla stessa sintonia.
Il suicidi ad esempio viene dogmatizzat e sancito come un enorme male, tanto che confiscavano beni del defunto, dal 500 in poi e la scolastica darà un'impronta decisiva a questo modo di pensare.

Il rischio è che vi è una supina predisposizione ad accettare i mali e non combatterli, ad accettare pedissequamente tutto ciò che accade.
Un'altro esempio che secondo me c'entra, Primo Levi che fu internato ad Auschwitz, dopo la liberazione e parecchi anni dopo si suicidò. Scrisse "Se questo è un uomo" dove una delle problematiche fondamentali che non riuscì mai a farsene una ragione era proprio il fatto che tutti erano passivi, non si ribellavano pur sapendo che andavano incontro alla morte. Lui cita un brano della Bibbia del libro dei Re, quello di Gedeone che scelse i suoi soldati a seconda di come bevevano al fiume su consiglio di Dio.
Chi si prostrava portando la bocca a succhiare l''acqua veniva scartato, chi invece portava l'acqua con le mani alla bocca veniva arruolato e scelto: e vinse.
La metafora è chiara: chi si prostra non può essere un forte combattente, chi rimane con il busto eretto invece è fiero e può combattere.

Ecco che allora il modo in cui l'uomo affronta il dolore e il male può fare l differenza....
Ma devo comunque ancora approfondire.
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Diego




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MessaggioInviato: Ven Mar 21, 09:42:17    Oggetto:  
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sicuramente ci sono cose oltre la nostra portata e comprensione. forse il senso che dovremmo dare sarebbe quello di come, non trovare la verità ultima, ma tutta una serie di verità che ci consentirebbe una vita onorevole, in armonia, insomma giusta intesa in un senso che in cuor nostro sembrerebbe comunemente inteso (anche se ciò non è banale perché la sensibilità di ognuno è differente).
il divino, in ogni sua forma, deve aiutarci a crescere e non a essere supini. è come un matrimonio che deve essere tale che l'insieme è maggiore della somma dei singoli.
se non vi è tal proposito ciò che è male ed è insito nell'uomo (perché l'uomo produce male come le api il miele ma non per chissà che mela rubata ma perché siamo semplicemente fatti così) prevarrà sempre. forse è destino sia così perché non potremo mai essere troppo diversi, ma siamo sempre in evoluzione e possiamo impegnarci almeno a tentare di migliorare.
io non prego in senso cattolico, prego con il mio agire quotidiano e con il mio esempio. la rettitudine che cerco di dare a me stesso e che cerco di trasmettere agli altri che mi sono vicini. il senso che è importante raggiungere qualcosa ma ciò che conta di più è come lo si raggiunge.
questa è la mia fede che è quella che avevano i samurai del Giappone medioevale. e per me, oggi, va bene....
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MessaggioInviato: Gio Mag 15, 16:31:42    Oggetto:  
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sono in linea con te Diego per quanto riguarda l'agire quotidiano.
pienamente d'accordo!
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